Triste è l’uomo che non danza. Perché abbiamo eletto il ballo a metafora della vita e danzando, con la fusione tra musica, corpo e movimento, siamo capaci di esprimere e vivere qualunque cosa: solitudine, coesione, seduzione, ribellione, odio, amore.
Passeggiamo per le nostre vite con musica che scandisce l’intervallo dei nostri passi, e dei nostri stessi respiri. E come si può chiamare, questo, se non danza?
Si può raccontare una danza con un fumetto, che manca proprio di movimento e rumore?
O meglio: che vive nell’illusione del movimento, e nel simbolo del suono?
La sfida è anche raccontare la vita, e l’amore, di quattro uomini attraverso colori e movimenti musicali.
L’ardente passione di un ballerino abbandonato che deve ricreare se stesso pur di ritrovare l’amore, e la leggerezza nel passo. Colore: rosso, in un giro di valzer.
La languida e sensuale tristezza di un uomo in auto, sotto la pioggia, che spinge sull’acceleratore per raggiungere qualcosa che, ormai, ha perso per sempre. Colore: blu, per un ultimo tango.
Una schiena sensuale che sembra scolpita con legno pregiato, uno sguardo di intesa. E una speranza, sottile, tenue, eppure vivace e incrollabile. Colore: verde, in punta di scherzo.
Una trama antica e preziosa, un amore eterno e indistruttibile capace di superare anche le prove più dure, e continuare a risplendere, intatto. Colore: oro, movimento amoroso.
Quattro quarti d’autore, e se sono quattro uomini i protagonisti, e quattro gli scrittori ad aver dato loro pensiero e intensità (intenzione), è una donna – Catel, l’autrice di Kiki de Montparnasse- a concedere all’opera forma e movimento, con sensibilità. Con maestria.
Come nella danza: è l’uomo che conduce, ma è la donna che gli dà vita.
